NOVE MESI IN AMERICA: UNA ESPERIENZA ESALTANTE.

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La possibilità di ritornare a correre in Europa ha interrotto, almeno momentaneamente, l’esperienza di Marco Frezza negli Stati Uniti, dove ha trascorso nove mesi che lo hanno arricchito moltissimo, sia dal punto di vista professionale che umano.

Dopo l’interruzione del programma ELMS nel 2012, il 26enne pilota milanese si è trovato ad un difficile bivio, senza possibilità di una valida alternativa agonistica a stagione ormai inoltrata. E’ sorta allora la voglia di tentare, come tanti altri piloti, la via dell’America, dove gli sbocchi per un’attività racing professionistica sono più numerosi. Possibilità che si è materializzata grazie alla Scuderia Corsa, la struttura creata in California da Giacomo Mattioli e Art Zafiropoulo e diretta da Roberto Amorosi, che Marco conosceva bene dai tempi in cui avevano lavorato insieme in Vittoria Competizioni.

Trasferitosi a Los Angeles a dicembre del 2012, Marco ha potuto collaborare a tempo pieno con il team, effettuando lavoro di sviluppo, collaudi e coaching nel quadro delle numerose attività, agonistiche e non, della struttura, facendosi sempre valere ed acquisendo un preziosissimo bagaglio professionale. Nell’arco di questo periodo c’è stata anche, ovviamente, la partecipazione alla 24 Ore di Daytona, un momento da incorniciare e che ha aperto interessanti prospettive agonistiche sul mercato americano.

“Sono stati davvero nove mesi intensi, proficui e ricchi di contatti”, è il bilancio di Marco. “Avrei voluto correre di più, ovviamente, ma ci vuole tempo e  un po’ di fortuna per capitare sulle occasioni giuste. Si è trattato, comunque, di un ottimo investimento per il futuro, che mi ha permesso di farmi conoscere in America, di gettare le basi per una carriera Oltreoceano e anche di perfezionare l’inglese, che è qualcosa di essenziale nel mondo delle corse. Per ora, torno in Europa, visto che si è presentata l’occasione di correre nel GT Open ed è importante non prolungare l’inattività agonistica, poi vedremo. Sono intenzionato a proseguire l’esperienza americana, qualsiasi cosa accada, ma dipende anche da questioni amministrative, come il famigerato visto permanente”.

In ogni caso, un’esperienza bellissima e utile, che ha fatto crescere Marco non solo come professionista ma anche dal punto di vista personale. “Vivere in un’altro continente, in un paese culturalmente diverso, insegna sempre tanto, e devo dire che mi sono trovato molto bene a Los Angeles, una città meravigliosa, e con l’ “American way of life”. Era la prima volta che andavo via da casa e che ho dovuto gestirmi da solo tutti gli aspetti della vita quotidiana, e sono abbastanza soddisfatto di come me la cavo con i fornelli, le pulizie e la lavanderia!”